Che cosa resta quando finisce l'estate
Da metà ottobre Castelsardo cambia pelle. Il traffico sparisce, il borgo torna ai castellani, il mare diventa una presenza rumorosa che si sente anche dal terrazzo. Molti pensano che d'inverno qui non succeda niente: è esattamente il contrario. I mesi freddi sono quelli in cui la comunità celebra le cose che le stanno più a cuore, senza pubblico e senza palco. Noi restiamo aperti anche fuori stagione e ci capita spesso di ospitare chi viene per camminare, per fotografare o per lavorare in tranquillità. Vale la pena sapere che cosa si incontra, mese per mese, fra Castelsardo e i paesi dell'Anglona.
Sant'Antonio Abate, il patrono e il fuoco
Il primo appuntamento importante dell'anno è il 16 e 17 gennaio, per Sant'Antonio Abate, che a Castelsardo è il santo patrono. È una delle ricorrenze più antiche dell'isola: la leggenda sarda racconta che il santo rubò il fuoco agli inferi per portarlo agli uomini, e in gran parte della Sardegna la ricorrenza si celebra accendendo grandi cataste di legna nelle piazze davanti alle chiese, con vino e dolci condivisi attorno alla fiamma. In Anglona i falò si accendono in diversi paesi; a Castelsardo la festa del patrono ha un carattere soprattutto liturgico e solenne, con le celebrazioni in parrocchia. Il programma cambia di anno in anno: fanno fede gli avvisi del Comune e della parrocchia.
San Sebastiano e le feste d'inverno nei paesi
Pochi giorni dopo, il 20 gennaio, a Bulzi si celebra Santu Bestianu, San Sebastiano martire: è la festa più sentita del paese e uno di quei casi in cui, entrando, si capisce subito di non essere capitati in un evento turistico. Nello stesso periodo diversi centri dell'Anglona hanno la loro ricorrenza patronale o campestre, e a inizio febbraio torna la Candelora, il 2 febbraio, con la benedizione delle candele: un rito che tiene insieme la liturgia cristiana e una simbologia di luce e di protezione molto più antica. Sono appuntamenti brevi, di poche ore, ma restituiscono un paese vero, senza mediazioni.
Il carnevale: carri, pentolaccia e canto a chitarra
Nella tradizione sarda il carnevale comincia idealmente proprio con i fuochi di Sant'Antonio e si chiude col martedì grasso. A Castelsardo il carrasciari ha un tono popolare e familiare: in genere la pro loco organizza la sfilata dei carri allegorici lungo il paese, con i gruppi mascherati e la musica; resiste il gioco della pentolaccia, la pignatta di terracotta appesa a una fune da rompere bendati, che diverte i bambini quanto gli adulti; e non manca la cantada a chiterra, la gara di poesia improvvisata in lingua sarda accompagnata dalla chitarra, una delle forme d'arte popolare più raffinate dell'isola. Anche qui date e programma dipendono dall'anno e vanno verificati sui canali ufficiali.
Il borgo, gli artigiani e il tempo lento
Fuori stagione il centro storico si attraversa senza fila e senza rumore. È il periodo in cui è più facile trovare le maestre e i maestri intrecciatori al lavoro e capire davvero da dove nasce la tradizione dei cesti che ha reso famoso il paese: ne parliamo più a fondo nell'articolo sull'intreccio dei cestini. In tavola l'inverno porta i carciofi, gli agrumi, le minestre e il pesce dei giorni di mare calmo. Le nostre case restano comode anche adesso: due camere, cucina completa, lavatrice, e il terrazzo che d'inverno diventa il posto migliore per guardare i temporali che arrivano da ovest.
Perché venire proprio adesso
Chi sceglie i mesi freddi lo fa per ragioni diverse dal mare: le passeggiate lungo la costa senza caldo, l'entroterra romanico raggiungibile in mezz'ora, i costi più bassi, il fatto che i castellani abbiano tempo per parlare con voi. È il periodo in cui ospitare è più piacevole anche per noi, perché si torna a un rapporto diretto, da famiglia a famiglia. Se volete valutare pro e contro con onestà, compresi i limiti — giornate corte, alcune attività chiuse, meteo variabile — trovate tutto nel nostro articolo sulla bassa stagione a Castelsardo.
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